Opere Sociali

Impegno di una laica nella Chiesa e nel Cattolicesimo Sociale

1840 “Pauline Jaricot è una celebrità gloriosa con la quale è onorabile avere a che fare” (P. Naïdenoff), lei ha già fondato due grandi opere: la Propagazione della Fede e il Rosario Vivente.

Dopo qualche anno, però, un altro progetto assillò il suo animo. Pauline conosceva bene le condizioni di vita qualche volta inumane della classe operaia che lei amava e frequentava alla Croix-Rousse e a Saint Polycarpe. L’introduzione delle macchine industriali, in particolare nel settore tessile, fu una delle cause del malessere prevalente. I moti rivoluzionari risposero all’inerzia delle ingiustizie sociali.

Pauline era molto preoccupata della miseria nella quale versava la classe operaia: salari insufficienti, diciotto ore di lavoro al giorno per gli uomini, lavori troppo pesanti per le donne, lavoro minorile a partire dagli 8 anni, ecc.

Pauline rifletteva:

“Sentivo prepararsi nel mio animo il piano di un’opera che non riuscivo ancora a definire, ma la prima idea del quale mi fu donata dal malessere e dalle necessità dell’epoca”

A che cosa serve per i cristiani di Francia aiutare l’evangelizzazione nei Paesi delle missioni, se essi dimenticano i loro doveri immediati di giustizia e carità verso i loro fratelli più vicini?

“Più frequentavo i poveri, più si accresceva in me la voglia di approfondire i mali che divorano la società…”

“L’amore mi invita con forza a rimediare a questa situazione deplorabile; cerco davanti a Dio i mezzi per rimediare allo scoraggiamento, all’immortalità e all’esasperazione che si manifestano sempre più spesso nella popolazione. Mi sembra di aver acquisito la certezza che bisognerebbe, per prima cosa, ridare all’operaio la sua dignità di uomo… la sua dignità di padre… la sua dignità di cristiano, fornendogli, con le gioie del focolare domestico, le consolazioni e le speranze di Religione. In una parola, vorrei ridare il marito alla moglie, il padre al figlio e Dio all’uomo”.

Come rimediare a questi mali?

Pauline immaginò quello che poi chiamerà la “Banca del Cielo”, un’opera di prestiti senza interessi sui guadagni di un capitale, “accordati da 15 famiglie agiate, e rimborsabili in 20 anni”. Questo piano era ingegnoso, ma Pauline non lo mise in atto, perché immaginava una soluzione più generale con la sua attenzione particolare per la solidarietà e l’universalità. Cercò, allora, il mezzo per permettere agli operai di lavorare loro stessi alla loro ripresa, per renderli così responsabili e trasformare insieme a loro la società.

Per fare ciò, bisognava cominciare trovando loro un lavoro pagato correttamente, perché potessero così condurre una vita umana e familiare ragionevole.

“Intravedo la possibilità di formare un’istituzione dove degli operai virtuosi potrebbero gioire con la loro famiglia degli avvantaggi di un lavoro regolato con prudenza e retribuito correttamente e scoprendo, allo stesso tempo, che in ogni stato creato da Dio, ci sono dei metodi facili per raggiungere la Salvezza…”

Realizzazione

L’affare della fabbrica di Rustrel

Cosa voleva intraprendere Pauline? Acquistò una fabbrica di altiforni situata a Rustrel, vicino ad Apt, nel Vaucluse. Le famiglie degli operai erano ospitate, una scuola accoglieva i bambini e la cappella Notre-Dame des Anges, non lontana, permetteva di far conoscere Gesù Cristo e di pregare. Pauline la chiamò “opera Notre-Dame des Anges”.

Pauline ne affidò la gestione a due persone che le erano state raccomandate, ma che si rivelarono essere disoneste e che la rovinarono.

Pauline, impegnandosi in questa impresa straordinaria, perderà tutto.

Una donna precorritrice del cattolicesimo sociale

La conversione interiore di Pauline Jaricot le ha dato uno sguardo diverso sulla sua vita e sul suo rapporto con il mondo, vicino o lontano.

Una certa dose di genio appare nel cuore di questa donna, visibilmente investita da Dio: “Invasa dall’amore del mio Signore […] voglio agire per la sua gloria e la salvezza di tutte le anime”.

Pauline Jaricot sembra essere stata la prima a consacrarsi alla promozione del mondo operaio per una giustizia equa e alla promozione dei laici per l’apostolato nella Chiesa.

Le idee di questa “anima di fuoco” facevano sorridere i suoi contemporanei.

Una donna? Una laica? Chi vuole lanciarsi in un’avventura per cambiare la società?

Pauline, inoltre, conoscerà molte contraddizioni, calunnie e ingiustizie.

Nonostante tutto ciò, non si stancherà mai, andrà fino alla fine delle sue possibilità. Pauline ha avuto un forte impatto sui suoi contemporanei, sebbene non sia riuscita a mettere in atto, come avrebbe voluto, quello che aveva capito degli insegnamenti della Chiesa.

Una cristiana

Nei suoi scritti e nelle sue lettere, si trovano semplicemente delle idee evangeliche e cristiane. In lei c’era una sorta di “genio” dell’apostolato laico. Pauline voleva principalmente degli operai-apostoli, soprattutto giovani; desiderava “la dignità gioiosa del giovane lavoratore, che lui sia fiero di essere un operaio tra i suoi fratelli cristiani, un cristiano tra i suoi fratelli operai”.

Anticiperà le iniziative di molti altri cristiani, laici, sacerdoti e vescovi del XIX secolo che condurranno il Papa Leone XIII a pubblicare l’Enciclica “Rerum novarum” e, più tardi, Pio XI, il “Quadragesimo anno”.

Potremmo dire che Pauline Jaricot sia stata la scintilla che ha fatto nascere all’inizio del XX secolo la Jeunesse ouvrière chrétienne (la JOC, Gioventù operaia cristiana, GiOC).

Monsignore Levarenne, vice postulatore della causa di beatificazione, segretario generale dell’Opera della Propagazione della Fede, scriverà:

“Se un giorno Pauline Jaricot sarà canonizzata, gli aderenti alla GiOC potranno sceglierla come patrono, essi infatti sono i suoi eredi diretti” (1937)